L’impatto sociale nel turismo: misurazione, inclusione e valore economico
Progettare l’inclusione: strumenti e alleanze per l'impatto sociale
Mercoledì 29 aprile 2026 | 15.00 – 18.00 | Online
Nel settore del turismo, la valutazione del successo aziendale si è tradizionalmente concentrata su indicatori di redditività: occupazione delle camere, ricavo medio per coperto e marginalità sui servizi e beni. Tuttavia, l'attuale contesto di mercato evidenzia come la tenuta economica di un’impresa dipenda sempre più da un equilibrio tripartito tra performance finanziaria, gestione ambientale e impatto sociale. Se l'attenzione verso la transizione ecologica è ormai un dato acquisito, la dimensione sociale emerge oggi come leva di impatto strategico, in particolare per un settore come quello del turismo che nasce con la vocazione di generare benessere per le persone anche lontano dalle loro case.
Il turismo presenta una dinamica peculiare: a fronte di un'impronta ambientale intrinsecamente complessa da mitigare, possiede una capacità nativa di generare impatto sociale positivo. Tale valore, però, non è automatico. Dipende dalla capacità delle imprese di integrare la diversità e l'inclusione nei propri processi e di connettersi con il territorio, cogliendo anche l’opportunità di farlo non come soggetti isolati, ma come parte di un ecosistema. In questo senso, l’impatto sociale non è un elemento accessorio o meramente etico, ma una variabile gestionale che influisce direttamente sulla qualità del servizio e sulla solidità del brand.
I numeri della trasformazione: tra domanda e capitale umano
I dati di settore indicano che la sostenibilità sociale è diventata una leva economica misurabile. L'84% dei viaggiatori globali considera la sostenibilità un criterio di scelta fondamentale, con il 75% che esprime una preferenza specifica per esperienze autentiche legate alle comunità locali (Booking 2024). Parallelamente, la crisi del reperimento del personale — che interessa circa il 48% delle imprese italiane — evidenzia come l'attrattività di un’azienda sia oggi legata alla sua capacità di gestire la diversità e garantire l'inclusione. In un mercato del lavoro frammentato, la valorizzazione delle differenze e l’equità dei processi interni contribuiscono in modo significativo alla continuità operativa e alla qualità dell’organizzazione.
Sul fronte territoriale, i fenomeni di saturazione (overtourism) e le conseguenti reazioni di antiturismo rendono urgente un cambio di paradigma. Con il 75% dei flussi turistici concentrati in appena il 4% del territorio nazionale (Demoskopika 2025), il rischio di conflittualità con i residenti e con gli attori del territorio è concreto. La gestione di queste tensioni richiede una progettazione che includa attivamente gli stakeholder locali, assicurando che lo sviluppo della supply chain e delle nuove progettualità generi benefici tangibili per la comunità circostante.
L’inclusione come valore e la necessità della misura
L'inclusione si configura oggi come il vero motore della sostenibilità sociale, capace di trasformare la gestione delle differenze da sfida logistica a opportunità strategica. Nel settore turistico, questa dimensione assume una rilevanza peculiare poiché l'impresa si trova a operare in un ecosistema dove convivono molteplici forme di diversità: etnica, culturale, generazionale e di abilità. Tale pluralità coinvolge non solo il personale interno, ma si riflette in una clientela globale sempre più eterogenea e in comunità locali dalle identità stratificate.
Integrare una cultura inclusiva significa saper orchestrare queste differenze, rendendo l'azienda un luogo capace di attrarre talenti diversificati e di valorizzarne l'unicità come leva di innovazione. Allo stesso tempo, un approccio inclusivo permette di intercettare una domanda turistica che cerca nel viaggio un'esperienza di equità e rispetto. Non si tratta solo di abbattere barriere architettoniche, ma di decostruire i pregiudizi per costruire modelli di business che siano specchio della società contemporanea.
In questo scenario, l'inclusione diventa la chiave per garantire la resilienza dell'impresa, migliorando il clima interno, rafforzando la reputazione del brand e creando un legame proficuo con un territorio sempre più multiculturale.
Collaborazione e alleanze: verso un impatto sistemico
La complessità delle sfide sociali richiede un approccio che superi i confini della singola azienda. La collaborazione e le alleanze strategiche sono strumenti fondamentali per massimizzare l'impatto e implementare soluzioni sistemiche che generino valore per l'intero comparto e per il territorio.
In quest'ottica si inserisce il corso "Progettare inclusione, strumenti e alleanze per l'impatto sociale".
Il percorso formativo è strutturato in due fasi complementari.
Il 1° modulo, già svolto il 15 aprile, è stato dedicato alla misurazione e sulla comunicazione dell'impatto sociale; durante il corso si vedrà la teoria e sperimenteranno la Teoria del Cambiamento e lo SROI (Social Return on Investment) per raccogliere dati concreti e garantire che la comunicazione esterna sia sempre basata su prove materiali e rilevanti.
Il 2° modulo, in programma mercoledì 29 dalle ore 15.00 alle ore 18.00, approfondirà le dinamiche di Diversità, Inclusione e Collaborazione, analizzando casi studio per il superamento delle barriere e fornendo strumenti per rendere il business più inclusivo. Durante il corso si ragionerà sui BIAS, su come riconoscerli e affrontarli con degli esercizi concreti. Si approfondirà inoltre come le alleanze tra stakeholder possano agire da moltiplicatore dell'impatto sociale, trasformando la capacità di collaborazione in un asset competitivo duraturo.
Per ulteriori informazioni:
Dipartimento Formazione EBTL
e-mail: formazione@ebtl.it
tel: 06/48907020
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